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Un calcio alla violenza

Un calcio alla violenza

Quali ambasciatrici della campagna Un calcio alla violenza, le giocatrici dell’Hellas Verona Women sono state ritratte, all’Olivieri
Stadium di via Sogare e nella galleria del Centro commerciale, in scatti fotografici nei quali le azioni calcistiche vengono utilizzate metaforicamente per comunicare messaggi antiviolenza. Le immagini sono state raccolte in un calendario che sarà acquistabile, a fronte di una libera offerta, nel Centro Commerciale e nell’Hellas Store Arena (via Cattaneo 2).

L’intero ricavato della vendita dei calendari sarà devoluto a favore del Telefono Rosa, associazione di volontariato che da oltre vent’anni a Verona offre ascolto e sostegno alle donne vittime di abusi.

Il calendario sarà presentato domenica 28 ottobre 2018

Inoltre, nelle giornate del 13-14, 20-21 e 27 ottobre nella piazza principale de La GrandeMela si svolgerà un’iniziativa benefica nell’ambito della quale i clienti saranno invitati a “tirare un rigore” in una porta da calcio. I partecipanti riceveranno un pallone omaggio brandizzato “Un calcio alla violenza” e, per ogni rigore, il Centro Commerciale donerà 1,00 euro all’Associazione patrocinante l’iniziativa.

La violenza contro le donne è la prima causa di morte per le donne in tutto il mondo (OMS) e nasce dalle discriminazioni che le donne subiscono in tutti gli ambiti della società.
Il fenomeno è di difficile misurazione perché si sviluppa soprattutto negli ambienti più familiari, dove una donna dovrebbe sentirsi più sicura e dove può trovarsi sola ad affrontare una situazione di contrasto con persone vicine. I dati ufficiali rilevano, quindi, solo una parte delle violenze realmente accadute.

Nel corso del 2018 (sino a giugno) il Telefono Rosa di Verona ha ricevuto 136 richieste di aiuto. Il 70% delle donne che ci hanno contattate sono di nazionalità italiana e più della metà ha un’età compresa tra 30 e 50 anni ed ha una propria fonte di reddito ed un istruzione medio-alta, a dimostrazione che il fenomeno assume dimensioni trasversali e non interessa solo i nuclei familiari più disagiati. L’Istat ha stimato nel 2014 che 6 milioni e 788 mila donne (quasi 1 su 3 – 31,50%) hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale (dallo strattonamento o molestia al tentativo di strangolamento o stupro). I dati sui femminicidi sono costanti: 142 nel 2015; 150 nel 2016; 142 nel 2017; 69 nel 2018 (dati forniti dal TG3 e tratti dalle rilevazioni di Differenza Donna RM).

Il mondo dello sport rappresenta un importante veicolo per combattere la discriminazione e la violenza contro le donne per l’immagine di donna capace e forte che veicola, in grado di affermare a livello sociale quella parità tra generi affermata nella Costituzione e nelle leggi dello Stato.
La professionalità, la forza e la determinazione che le giovani atlete esprimono in campo sono esempio e modello per tante giovani donne che possono ispirarsi ad un immagine di donna dove la bellezza si sposa con la forza e l’autodeterminazione.

La società ha bisogno di potersi confrontare su di un immagine di donna virtuosa consapevole della propria forza e capacità e per questo in grado di raggiungere risultati importanti.
Ci auguriamo che il mondo dello sport proceda senza esitazioni all’inclusione, a tutti i livelli delle atlete donne riconoscendo loro l’accesso al professionismo sportivo (loro negato dalla L. 91/1981) anche quando lo sport è per loro la prima fonte di reddito e il livello tecnico e agonistico sia molto elevato, garantendo loro tutele e redditi adeguati alle capacità e ai risultati.

Un’importante passo avanti in ambito di tutela della maternità è stato raggiunto nel dicembre 2017 con la legge che prevede un fondo a favore delle mamme atlete, sollecitato proprio dalle atlete del calcio che nell’ottobre del 2015 si rifiutavano di entrare in campo come protesta volta ad ottenere maggiore riconoscimento e tutele.

Le atlete delle varie discipline e le bravissime atlete dell’Hellas Verona Femminile hanno dimostrato di saper giocare con altissima professionalità, raggiungendo risultati eccellenti, sconfiggendo così gli stereotipi che le consideravano meno inclini a praticare certi sport considerati da uomini e contribuendo con il loro esempio e l’appoggio di donne e uomini che hanno creduto in loro a ridurre il gap di genere.

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