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La verità sulla Legge 194

La verità sulla Legge 194

La legge 194/78 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza afferma all’art. 1 che: “Lo Stato … riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio…”. Lo scopo della legge è, quindi, quello di tutelare la vita tutelando le donne che vivono la drammatica situazione di non potere scegliere di portare a termine una gravidanza.

L’aborto volontario esiste da sempre, non l’ha inventato la legge 194. Da sempre si sono praticati aborti con metodi che comportavano percentuali inaccettabili di malattia e morte per le donne che vi si sottoponevano.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sollecita da tempo le Nazioni a dotarsi di leggi che regolamentino l’aborto. La 194 ha pressoché eliminato in Italia tali drammatiche conseguenze.

Affermare che la legge 194 ha favorito l’utilizzo dell’aborto come metodo anticoncezionale è falso ed è la legge stessa a precisarlo nell’art. 1 “…L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è un mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi sociosanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Abortire, nella grande maggioranza dei casi non è scelta fatta a cuor leggero e non si dimentica: è una possibilità che non riesce a diventare progetto. Le donne che scelgono di abortire lo fanno con sofferenza e non con la superficialità che viene spesso loro attribuita dagli antiabortisti.

Le operatrici e gli operatori sanitari dei consultori pubblici e privati che assistono le donne sono coscienti della fondamentale importanza del sostegno e della informazione previste dalla legge all’art. 2.

Il resoconto annuale sull’applicazione della legge 194, che il Ministero della Salute presenta al Parlamento ogni anno, testimonia che dal 1982 ad oggi i numeri sono più che dimezzati. Dal 1982 ad oggi la riduzione è vistosa, più della metà: 234.801 aborti nel 1982, 84.926 nel 2016.

Anche il Veneto ha visto un sensibile calo: 7.090 nel 2006, 5.039 nel 2016.

Noi tutte vorremmo che i numeri si riducessero ulteriormente.

Perché ciò accada dobbiamo incidere sulle cause e le motivazioni della scelta:

  • l’informazione sui contraccettivi non è sufficiente: molte coppie pensano ancora che coito interrotto e l’individuazione del periodo fecondo siano metodi affidabili. Per una fascia considerevole di persone a basso reddito i contraccettivi, anche il preservativo, sono troppo costosi
  • le condizioni economiche non consentono a tutte di guardare al futuro con fiducia
  • in un certo numero di casi le donne non sono supportate da un partner che condivide il progetto genitoriale

 

Quindi, premesso che sull’ IVG LE DONNE HANNO LA PRIMA PAROLA E L’ULTIMA, per salvaguardare la vita e la salute delle donne e per ridurre il numero di IVG si dovrebbe:

  1. garantire l’applicazione della legge su tutto il territorio nazionale
  2. migliorare l’informazione su sessualità e contraccezione a partire dalla scuola
  3. garantire l’applicazione delle leggi che tutelano il lavoro delle future madri e delle madri, spesso disattese
  4. prevenire il mobbing/demansionamento al rientro al  lavoro dopo il parto
  5. pensare a un assegno di maternità per i primi 3 anni di vita dei bambini, come in molti Paesi europei
  6. responsabilizzare gli uomini, che nella maggioranza dei casi appoggiano la scelta di abortire ma spesso non rappresentano un valido supporto per le donne che vorrebbero invece proseguire la gravidanza

Perseguire l’obiettivo di limitare ulteriormente il ricorso all’aborto significa, a nostro giudizio, impiegare risorse nella prevenzione e nell’informazione.

Sappiamo che già ora le Istituzioni pubbliche, Comune e Consultori Ulss, come pure il consultorio Aied, sono impegnati in progetti di educazione sessuale nelle scuole, progetti che vanno implementati.

Si potrà inoltre potenziare l’informazione circa la possibilità di dare in adozione il nascituro già al momento della nascita, ricorrendo al parto in anonimato.

Chiediamo alle Istituzioni, in primis al Comune di Verona, di migliorare l’informazione e la formazione, di sostenere i giovani e famiglie, in modo da incidere in modo ancora più significativo sul numero di aborti volontari.

Consultorio AIED

Telefono Rosa

Il Filo di Arianna

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