Non restiamo indifferenti

Capita che a volte chiamino al Telefono Rosa persone per segnalare una situazione di violenza subita dalla vicina di casa, dalla collega o da una conoscente; capita che le persone che ci segnalano questa situazione non abbiano mai provato ad avvicinare la donna in difficoltà.

La violenza sulle donne riguarda tutte e tutti; è necessario sentirsi addosso la responsabilità di rompere l’isolamento in cui molto spesso si trova la vittima, di tenderle una mano, di farle sentire che non è sola.

I Centri antiviolenza sono i luoghi giusti per trovare accoglienza e assistenza, ma noi, come cittadine e cittadini, siamo i primi sguardi che la donna incontra e che dovrebbe percepire come amichevoli, benevoli, disponibili.

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una telefonata di una persona (chiamiamola Giulia) che, durante il proprio turno di lavoro, ha incontrato una ragazza (sconosciuta), che aveva sul viso segni di violenza; ci ha chiamato per chiederci come poteva aiutare questa ragazza.

Giulia non si è limitata ad osservare le ecchimosi della ragazza, a scuotere la testa, a dire “poveretta”; non si è girata dall’altra parte, ma con garbo, con delicatezza, le ha teso una mano: le ha chiesto cosa fosse successo e la ragazza le ha raccontato del compagno violento, del suo essere incinta e del suo essere sola contro la furia.

Giulia, seppure nei pochi minuti a disposizione, le è stata vicina, le ha fatto capire che non era sola, le ha fatto forza, le ha detto che lui non aveva nessun diritto di trattarla così e che si sarebbe attivata per aiutarla; e ha chiamato Telefono Rosa per avere le prime informazioni.

Giulia ci ha richiamato qualche giorno dopo: non era più riuscita a mettersi in contatto con la ragazza ma sul quotidiano locale c’era la notizia di un giovane uomo arrestato per violenza sulla compagna. Era lei!

Siamo sicure che le parole di vicinanza e conforto siano state la spinta che serviva alla ragazza per alzare la testa ed uscire dall’incubo.

Non restiamo mai indifferenti.