Decreto legge 8 agosto 2013 e contrasto al femminicidio: le nostre osservazioni.

(di Sara Gini – Presidente Telefono Rosa Verona)

L’approvazione del decreto legge recante le nuove norme di contrasto al femminicidio non può che essere accolta con piacere da chi si batte contro la violenza di genere, innanzitutto per la presa di posizione del Governo, anche se si tratta di una norma ancora parziale e lacunosa soprattutto in riferimento al riconoscimento del fenomeno come problema culturale.

La drammatica frequenza con cui vengono ammazzate le donne, quasi quotidianamente, ha assoluta necessità di prese di posizioni forti e di condanna, soprattutto da parte di chi ha il potere di promulgare le leggi.

Le misure assunte con il decreto prevedono misure più efficaci per contrastare l’emergenza e tentare di contenere l’uccisione delle donne, il femminicidio, appunto, e dunque è possibile per le forze dell’ordine allontanare il partner violento dal domicilio domestico se riscontrano vi possa essere pericolo per l’incolumità della donna ed è prevista anche la possibilità di sospendere la patente all’uomo violento; la denuncia può partire d’ufficio, anche in seguito alla segnalazione dei vicini di casa ed è irrevocabile; viene espressamente riconosciuto che la violenza può essere fisica, sessuale, psicologica o anche economica; ai processi per violenza di genere è data corsia preferenziale ed è stato introdotto il gratuito patrocinio per le vittime di violenza a prescindere dal reddito; è previsto che la donna, parte offesa, venga tenuta al corrente delle evoluzioni processuali e sono previste tutele per l’acquisizione di testimonianze di minorenni e di adulti in stato di fragilità emotiva e psicologica; è riconosciuta la violenza assistita dai minori in presenza della quale è prevista un’aggravante e viene affrontato anche il cyber bullismo.

La tutela è estesa alle donne straniere, anche se prive di permesso di soggiorno.

Importante è anche la previsione di un intervento anticipatorio di tutela delle donne. Si tratterà di verificare in quale modo tale trattamento preliminare verrà realizzato ma abbiamo esempi a livello europeo di programmi, quale quello Scotland realizzato a Londra, che hanno dato risultati molto soddisfacenti in ordine di riduzione dei femminicidi.

Nessuna accenno viene fatto, però, alla formazione di forze dell’ordine, magistrati e operatori dei servizi sociali che trattano i casi di violenza contro le donne e che spesso non distinguono tra situazioni di conflitto di coppia e di violenza di genere, proponendo, magari un intervento di mediazione familiare che porta la donna a subire un ulteriore violenza (c.d. vittimizzazione secondaria).

In tale ambito sarebbe prezioso l’utilizzo dell’esperienza decennale accumulata dai centri antiviolenza, rappresentati per la maggior parte dei casi da soggetti del privato sociale ma ai quali il decreto legge non appare riconoscere un ruolo attivo, dato che nessun finanziamento viene previsto rispetto all’attività svolta dagli stessi.

E’ altrettanto fondamentale tenere sempre ben presente che il problema ha radici profonde e culturalmente estese nel tessuto sociale mondiale, oltre che italiano e per questo è necessario realizzare, con altrettanta urgenza, interventi strutturali volti al contrasto della cultura maschilista e patriarcale. In tale senso non pare che il decreto colga la necessità di previsione di interventi atti ad incidere sulla mentalità di uomini e donne, quali interventi nelle scuole, da realizzarsi a tutti i livelli, a partire dalle scuole dell’infanzia; iniziative volte al maggiore coinvolgimento degli uomini non violenti alla problematica della violenza di genere e nella lotta al fenomeno (solo con l’impegno dell’intera società e quindi anche degli uomini, si potrà pensare di operare quel cambio di mentalità che rappresenta la sola via d’uscita efficace). Importante, in questo senso è, invece, la previsione contenuta nel decreto, di un Osservatorio nazionale che rilevi sia il numero dei femminicidi ma anche i dati che permettano una migliore comprensione del fenomeno, dalla quale partire per prevedere un’azione efficace di lotta alla violenza contro le donne.