25 novembre- Giornata internazionale contro la violenza

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Comunicato del Coordinamento dei Centri Antiviolenza e delle Case di Fuga del Veneto

8 minuti: il tempo che passa tra due femminicidi nel mondo.

48 ore: in Italia. 179 donne nel 2013 (dati Eures)

Donne che muoiono per mano dei loro mariti/compagni od ex. Donne che nella maggior parte dei casi vivevano già in relazioni violente. Perchè ormai lo sappiamo. Il femminicidio è quasi sempre l’ultimo stadio di una relazione violenza.

Sono quasi 7 milioni le donne che in Italia hanno subito violenza nel corso della loro vita. Una percentuale superiore al 30%.

In Veneto però raggiungiamo un triste primato: infatti questa percentuale diventa ancora più drammatica perchè supera il 34%.

Il Veneto è infatti, insieme alle regioni del nord, uno dei territori in cui vi è il più alto tasso di donne che hanno subito violenza. E rimaneva, fino all’anno scorso, anche l’unica regione a non essersi dotata di un provvedimento legislativo in tema di contrasto alla violenza sulle donne. Legge che ha rappresentato un segno importante non solo per la lotta al fenomeno, ma anche per il riconoscimento di quelle realtà che da sempre offrono sostegno e protezione alle donne che decidono di uscire dal silenzio della violenza: i centri antiviolenza.

Rappresentati spesso da Associazioni di volontariato composte da donne, i Centri antiviolenza sono presenti in ogni provincia della Regione ed offrono sostegno piscologico e consulenza legale alle donne. Svolgono un lavoro spesso silenzioso e negli anni hanno potuto contare su pochissimi fondi e nella quasi totale sordità delle Istituzioni pubbliche.

Un lavoro costante ma con enorme carico sociale se pensiamo che in 10 mesi del 2014 i sei Centri antiviolenza del Coordinamento Veneto, che raggruppano i Centri delle Associazioni di volontariato, hanno accolto 1.271 donne, tutte in età relativamente giovane, tra i 30 e i 50 anni, moltissime con figli minori e per la maggior parte italiane.

Numeri che dovrebbero fare riflettere, non solo sul tipo di cultura diffusa nel nostro Paese, ma anche sui costi che la violenza sulle donne implica in un sistema sociale. Infatti, i costi sociali della violenza sulle donne sono facilmente comprensibili in una società in cui la donna rappresenta l’elemento catalizzatore all’interno della famiglia, colei a cui viene affidata la cura degli elementi deboli, i bambini e gli anziani.

Costi che sono stati stimati in quasi 17 miliardi di euro annui.

In quest’ottica, è indispensabile il lavoro svolto nel territorio, dalla rete che si deve creare tra Istituzioni Pubbliche e Associazioni territoriali del Terzo Settore per attivare politiche di contrasto alla violenza di genere e contribuire a rendere capillari i servizi di accoglienza e sostegno alle donne vittime di violenza

Il 25 novembre ribadiamo il nostro NO alla violenza di genere e chiediamo a tutti di impegnarsi per garantire alle donne il diritto ad una vita libera dalla violenza.