Femminicidio e società

scarpe rosseSara e Alessandra sono le ultime due donne uccise da ex compagni che non hanno accettato di essere lasciati, come se essere lasciati rappresentasse un affronto alla loro persona (al loro orgoglio di maschi rifiutati).

Ma se il mondo è pieno di coppie che si lasciano continuamente, come si può pensare di non accettare di essere lasciati?

La risposta è semplice: gli uomini violenti non considerano le compagne o le mogli come persone libere di decidere per sé ma come proprietà. Questo significa che le donne che vivono la condizione di partner di uomini violenti sono trattate come delle schiave, prive di possibilità di decisione e assoggettate al volere degli uomini.

Quante volte abbiamo sentito ripetere questi concetti ma, evidentemente, non sono stati assorbiti da molte persone (uomini e donne), dati i preoccupanti numeri di femminicidi ma anche di casi di violenza domestica.

La donna non è di proprietà del marito o del compagno, la donna appartiene solo a sé stessa e ha il diritto di decidere della sua vita.

La violenza non è MAI giustificata e la società deve indignarsi di fronte ad ogni singolo caso di violenza, anche contro le donne. Quante volte sentiamo dire che la donna si è “cercata” la reazione violenta dell’uomo con il suo comportamento ma affermazioni come questa appartengono proprio alla cultura maschilista del possesso e della violenza che giustifica perfino l’assassinio della donna.

Gli uomini vanno educati al rispetto delle donne e rispetto significa che nel momento in cui una donna dice di no si deve accettare la sua scelta; del resto, come si può pensare di costringere la partner a rimanere in una relazione sentimentale se non c’è più sentimento? L’amore non si può comperare e nemmeno forzare in alcun modo.

La sofferenza che segue all’abbandono va gestita e non può essere una giustificazione ad azioni di violenza. Il fatto che gli uomini non sappiano gestire le emozioni e i sentimenti è indice di immaturità e non si può giustificare.

Questo non significa che non si debbano aiutare gli uomini in difficoltà ma non si deve MAI giustificare! L’ordinamento punisce come reati quei comportamenti violenti e maltrattanti, perché la società non li condanna con sufficiente forza?

Da decenni i centri antiviolenza presenti su tutto il territorio nazionale lavorano nell’emergenza e hanno contribuito ad aiutare moltissime donne che sono riuscite ad affrancarsi da una vita di “schiavitù”.

Il lavoro prezioso di donne esperte deve essere sostenuto e pubblicizzato con efficacia perché ricevere il loro sostegno può fare la differenza tra vita e morte della donna.

Il territorio del Baldo-Garda ha da alcuni anni una convenzione con il Telefono Rosa di Verona e le donne che lo chiedano possono essere ricevute, su appuntamento chiamando il nr del Telefono Rosa di Verona 045 8015831, presso un locale del Comune di Caprino V.se.

Grazie ai centri antiviolenza si sono intensificati anche gli interventi di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole perché l’unico modo per sperare di limitare questo grave fenomeno è agire sulle nuove generazioni. Il rispetto della parità tra i generi e l’educazione sentimentale deve entrare strutturalmente nei programmi scolastici e impostare l’insegnamento di tutte le materie nelle scuole di tutti i gradi.

L’opera di intervento nell’emergenza dei Centri Antiviolenza e di prevenzione nelle scuole ha bisogno di essere finanziata adeguatamente ma assistiamo progressivamente ad una diminuzione delle risorse, come se il problema della violenza contro le donne fosse un problema di serie B e non un’emergenza nazionale, alla pari della disoccupazione.

Telefono Rosa di Verona sarà presente alla fiaccolata del 16 Giugno 2016, organizzata dal Comune di Garda per sensibilizzare e condannare i femminicidi.

Sara Gini (Presidente del Telefono rosa di Verona)

Inarrestabile catena di femminicidi. Non sono sufficienti sentimenti di stupore e orrore

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(Comunicato stampa)
Roma, Taranto, Spilimbergo, Pastrengo: sembra inarrestabile la catena di femminicidi che tocca anche i luoghi dove noi viviamo. Non  sono sufficienti sentimenti di stupore e orrore, quasi fossero fatti “alieni”, inspiegabili, altri da noi.

E basta pensare che siano le donne a dover reagire, difendersi, ribellarsi!

Se donne sono le vittime, sono uomini che le hanno uccise, uomini che hanno potuto pensare di uccidere una donna perché li ha lasciati o non si è assoggettata alla loro volontà.

Chiediamo agli uomini di dare un segnale forte, ora più che mai tocca a loro, a tutti quelli che rigettano questa cultura del possesso e della sopraffazione.

Chiediamo a chi governa di reagire in modo chiaro e deciso a questa violazione dei diritti di donne cittadine di questo paese.

Perché non appaia che se sono le donne a morire non è poi una questione  così importante.

Isolina e…, Telefono Rosa Verona, Circolo della rosa, Filo d’Arianna

 

Lotta contro la violenza sulle donne, il report della Regione Veneto

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In tema di lotta contro la violenza sulle donne in Veneto, Verona è il territorio meno servito, con un centro ogni 236 mila donne. Lo dice il report della Regione Veneto.

Nel 2015 oltre 4500 donne si sono rivolte ai centri antiviolenza del Veneto, in pratica una ogni 550 donne residenti. Di queste la metà è stata presa in carico dai 20 centri violenza già attivi.
I servizi di ascolto hanno registrato 4585 contatti e 2637 sono state le donne accolte dai centri antiviolenza, vale a dire in media una donna ogni mille residenti.

Il report regionale rivela anche le diverse sfaccettature di una realtà ancora poco conosciuta. A rivolgersi alle strutture di ascolto e ai centri violenza sono in prevalenza donne italiane, e prevale la fascia di età tra i 41 e i 50 anni. Vanno intensificandosi anche le segnalazioni da parte delle donne over 60, stanche di subire violenze domestiche. Le ospiti delle case rifugio e degli alloggi protetti sono invece in prevalenza straniere (79%) e la fascia di età più rappresentata è quella compresa tra i 18 e i 30 anni.

Telefono Rosa di Verona ha iniziato la propria attività accanto alle donne che vivono situazioni di violenza 25 anni fa; rispetto agli inizi, le richieste di aiuto sono aumentate  grazie anche al costante lavoro di sensibilizzazione e informazione.

La strada è ancora lunga ma la nostra caparbietà è quella di sempre.

Per approfondire

I Centri antiviolenza del Veneto, continua lo scambio di buone pratiche

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I Centri antiviolenza del Veneto si confrontano. Scambio di buone pratiche tra le operatrici

Raccolta dati, metodologia di accoglienza per donne e minori ospiti nelle case rifugio, potenziamento della rete dei servizi. Questi i principali temi affrontati durante gli incontri di approfondimento e scambio di buone pratiche tra i Centri antiviolenza del Coordinamento del Veneto, denominato IRIS.

Il primo incontro si è tenuto a Padova il 19 gennaio dove si è discusso sulla modalità di gestione e raccolta dei dati sul fenomeno della violenza di genere con l’impegno comune di uniformare la raccolta dati e utilizzare uno strumento uniforme a livello regionale che possa fornire a operatori, Istituzioni e mondo dell’informazione una fotografia reale del fenomeno nel nostro territorio.

La metodologia di accoglienza nelle case rifugio, il sostegno ai minori figli delle donne vittime di violenza, e il percorso di uscita dalla violenza saranno invece in discussione il prossimo 14 aprile presso il Centro Antiviolenza di Rovigo, nella sede dello Sportello principale in via Trieste.

Il Coordinamento è composto dai Centri di Belluno, Bassano, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza e nel 2015 ha accolto 1681 donne.

Scarica il comunicato stampa

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